Con l’incremento delle frodi informatiche e d’ingegneria sociale, nonché dell’intensificazione delle attività di sorveglianza e profilazione digitale in ambito business/commerciale, dove dati e metadati personali rappresentano asset monetizzabili, facilmente estraibili anche grazie all’evoluzione dell’IA, si osserva parallelamente una crescente estensione delle capacità di sorveglianza di massa anche da parte dei governi.
In Europa tali dinamiche includono l’impiego di strumenti governativi di lawful interception, spyware su endpoint (PC, dispositivi mobili), iniziative di difesa (EUIF, EU Going Dark, ProtectEU), l’adozione di normative in materia d’identità digitale, hate speech (NCHI), le proposte regolatorie relative a sistemi di accesso/controllo contenuti (es Chat Control/CSAM), potenzialmente supportati da IA con conseguenti rischi di falsi positivi, nonché l’implementazione del Digital Services Act (DSA), che introduce figure (delatori governativi) quali i “trusted flaggers”, con poteri di segnalazione privilegiata talvolta attribuiti a soggetti terzi non sempre esenti da bias (incluse ONG, organizzazioni private).
Alla luce di questo scenario, sto approfondendo competenze IT nell’ambito delle “censorship circumvention technologies” e degli “internet freedom tools” (originariamente sviluppati-adottati clandestinamente negli stati non democratici che utilizzano misure di “Cittadinanza Digitale Condizionata“, “Segregazione Informativa Algoritmica” e “Strumenti di Sorveglianza Predittiva e Panottica“), con l’obiettivo di rilevare, analizzare ed evitare tecnicamente meccanismi di filtraggio, restrizione e sorveglianza delle comunicazioni digitali.
Mi sto anche concentrando sull’uso di tecnologie e metodi (media & information literacy) per mitigare gli effetti del disordine informativo, mediante tecniche di rilevamento-analisi della misinformazione, disinformazione, malinformazione (con proliferazione di fake news, hate speechs, polarizzazioni, manipolazioni, condizionamenti, discredito) nei media digitali, nella stampa online (anche lato “falso” giornalismo indipendente-investigativo) e nei social network, includendo l’analisi critica dei processi di prebunking, debunking e fact-checking/SOCMINT/OSINT, al fine di valutarne neutralità, trasparenza metodologica e potenziali bias sistemici (spesso causati da apparati elitisti-ideologici nazionali/transnazionali, strumenti culturali, simbolici e narrativi di “soft-power”, ingegneria sociale su larga scala, attivismo politico e ideologico radicale).

